sabato 18 agosto 2018

Motivazione Sprint


"La perseveranza non è una lunga corsa,
è molte corse una dopo l'altra."
Walter Elliot

sabato 11 agosto 2018

Motivazione Sprint


"Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata,
Inizia semplicemente a salire il primo gradino."
Martin Luther King

lunedì 6 agosto 2018

Mangiare lentamente riduce colesterolo, glicemia, ipertensione


Chi va piano va sano e va lontano, recita il detto. E anche in questo caso un vecchio proverbio ha molte ragioni, messe nero su bianco dalla scienza: uno studio del cardiologo Takayuki Yamaji dell’università di Hiroshima ha da poco dimostrato che la velocità con cui «spazzoliamo» un pranzo è direttamente proporzionale al rischio di sviluppare la sindrome metabolica, una condizione in cui sono presenti almeno tre fattori di rischio fra trigliceridi, colesterolo, glicemia o pressione fuori dai limiti, obesità o girovita abbondante.

Il ricercatore giapponese ha valutato la velocità con cui abitualmente mangiano circa mille suoi connazionali, seguendoli per cinque anni così da monitorarne lo stato di salute; l’incidenza di sindrome metabolica è risultata pari al 6,5% in chi mangia a ritmo «normale», salendo fino all’11,6 % nei «velocisti» e scendendo attorno al 2% in chi si prende tutto il tempo necessario per finire i pasti. Gli ultra-rapidi sono mediamente più grassi, hanno un girovita molto abbondante e una glicemia più alta rispetto a tutti gli altri: un dato che conferma un’indagine pubblicata sul Journal of Epidemiology su quasi novemila persone, secondo la quale i pasti rapidi potrebbero aumentare il rischio di sindrome metabolica addirittura fino al 35%.

Yamaji ha spiegato che «l’effetto potrebbe dipendere dalla mancata sensazione di sazietà, che porta a mangiare più del necessario e quindi a ingrassare». Dal momento in cui si inizia il pasto, infatti, il cervello impiega circa 20minuti per mandare il segnale di «stomaco pieno»: se siamo troppo veloci, lo stop non arriva in tempo utile e finiamo per introdurre più cibo prima di fermarci. Masticare al rallentatore invece riduce la densità energetica del pasto, come ha dimostrato un’indagine dell’università del Texas su una settantina di volontari: il risultato è un’azione dimagrante, inconsapevole ma efficace.

«Per mangiare al giusto ritmo, servirebbe almeno mezz’ora — ha commentato Nieca Goldberg, cardiologa dell’American Heart Association al cui congresso sono stati presentati i nuovi dati —. L’errore che porta tanti ad accelerare? Pranzare di fronte al computer, mentre si lavora: bisogna invece mangiare in un luogo preposto, da una cucina a una sala da pranzo, da una mensa al ristorante». Il risultato, altrimenti, è che non ci rilassiamo, la pausa sembra ancora più breve e dopo poco torna pure la fame perché non ci sentiamo sazi. ».

I trucchi da adottare? Oltre a masticare a lungo, mangiare in compagnia, ma anche può appoggiare le posate o fare un respiro profondo fra un boccone e l’altro, o, ancora, tagliare il cibo a pezzetti piccoli. «L’essenziale è allungare i tempi — dice il ricercatore giapponese — . I nostri dati mostrano che i pasti veloci aumentano anche le oscillazioni della glicemia, a loro volta causa di un maggior rischio di resistenza all'insulina e quindi di diabete: provare a mangiare con più calma può davvero essere un metodo semplice, ma utilissimo per migliorare lo stato di salute generale».

Tratto dal Corriere Salute del 21 Gennaio 2018

sabato 4 agosto 2018

venerdì 3 agosto 2018

Una prima colazione abbondante fa dimagrire e riduce la glicemia


Guai a saltare la prima colazione. Anzi, la scelta giusta è farla piuttosto abbondante, a maggior ragione se dobbiamo perdere peso. A questa conclusione, non proprio ovvia, è giunto uno studio israeliano presentato all'ultimo congresso dell’Endocrine Society statunitense, condotto su un gruppo di obesi con diabete di tipo 2 in trattamento con insulina: pazienti quindi abbastanza difficili da far dimagrire, per i quali, tuttavia, la dieta ispirata al vecchio proverbio «colazione da re e cena da povero» ha certamente funzionato. Chi infatti ha seguito un regime alimentare in cui la prima colazione era calorica, il pranzo meno abbondante e la cena molto leggera ha perso circa cinque chili in tre mesi, i volontari che hanno seguito una dieta dimagrante standard con sei piccoli pasti al giorno non sono riusciti a calare di peso (anzi, in media hanno guadagnato circa un chilo), nonostante l’introito calorico quotidiano complessivo fosse identico.

Per di più, le colazioni abbondanti hanno regalato anche considerevoli benefici metabolici: la glicemia a digiuno è scesa a livelli quasi normali (da 161 a 107 milligrammi/decilitro) così come la glicemia media, di giorno e di notte, ed è diminuito pure il fabbisogno di insulina.
Tutti effetti peraltro quasi immediati dopo l’inizio della dieta, indicativi del fatto che i vantaggi sul metabolismo degli zuccheri sono rapidi e preludono al dimagrimento, possibile anche perché mangiando parecchio al mattino ci si sente sazi più a lungo. Il senso di fame riferito dai volontari che hanno seguito il regime in cui le calorie si riducevano verso sera era infatti molto minore rispetto a quello di chi mangiava in maniera più omogenea durante la giornata, che peraltro aveva pure un desiderio di carboidrati molto più marcato.

Insomma, vantaggi su tutta la linea perché, come ha spiegato l’autrice, Daniela Jakubowicz dell’università di Tel Aviv, «Il momento del giorno in cui si mangia e la frequenza dei pasti contano moltissimo: una fetta di pane al mattino porta a un incremento della glicemia inferiore ed è meno ingrassante rispetto alla stessa fetta di pane consumata la sera». «La prima colazione è il “segnapassi metabolico” della giornata» conferma Massimo Vincenzi, consigliere della Fondazione Adi (Associazione Nazionale di Dietetica e Nutrizione Clinica).
«La maggior parte delle calorie andrebbe introdotta entro le due, le tre del pomeriggio perché è nelle prime ore della giornata che si consumano più calorie e il metabolismo è più attivo; poi il fabbisogno scende ed è per questo che si deve essere man mano più parchi. «Saltare la colazione, come purtroppo fa la maggioranza degli italiani — sottolinea Massimo Vincenzi — “sballa” tutto perché ci si ritrova voraci a pranzo, si mangia di più anche a cena e così si ha pure meno fame il mattino successivo, innescando un circolo vizioso che porta a introdurre calorie quando è meno opportuno farlo, ovvero nella seconda parte del giorno. Rendendo così vano qualsiasi tentativo di dimagrire: molte persone con problemi di peso dicono spesso di non fare colazione e non è un caso che non riescano a perdere i chili di troppo».

Tratto dal Corriere Salute del 29 Aprile 2018

giovedì 2 agosto 2018

Dal Medio Oriente il sapore vellutato dell'Hummus


L'Hummus è una delle preparazioni più antiche e diffuse nel tempo in tutti i Paesi arabi, grazie alla semplicità dei suoi ingredienti.
Una deliziosa crema, dal sapore molto particolare: delicato e aromatico, per la presenza dei ceci e della tahina (salsa di sesamo), ma anche leggermente asprigno per l'aggiunta del succo di limone che conferisce il giusto equilibrio a questa ricetta.
La preparazione è semplice: tostare 5 minuti in una padella antiaderente il sesamo, girandolo con un cucchiaino un paio di volte e facendo attenzione che non bruci.
Trasferire i semi in un frullatore, aggiungere l'olio e ridurre a crema.
Lasciare la sera prima in ammollo i ceci in acqua fredda fino al mattino, poi lessarli in acqua con un cucchiaino di sale fino a che diventeranno morbidi, quindi scolarli.
Nel bicchiere del mixer versare i ceci lessati, 2 cucchiai di tahina, il succo di limone, 2 spicchi d'aglio, l'olio e un pizzico di sale.
Frullare bene e poi trasferire un una ciotola o in un piatto.

Tratto dal Corriere Salute del 24 Dicembre 2017

sabato 14 luglio 2018

Motivazione Sprint


Costruisci i tuoi sogni,
o qualcun altro ti assumerà per costruire i suoi.
Anonimo