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Tutto il buono del caffè. Ma senza esagerare

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Lungo o ristretto il caffè è un rito a cui pochi italiani si sottraggono. Ora una ricerca statunitense, pubblicata su Diabetologia , la rivista dell' European Association for the Study of Diabetes,  suggerisce che si tratti di un'abitudine salutare, perché chi beve caffè risulterebbe maggiormente protetto dal diabete : lo dicono dati ottenuti seguendo per otto anni oltre 100 mila persone, per le quali si sono registrati i cambiamenti nel tempo delle abitudini nel consumo di caffè e l'eventuale comparsa di diabete di tipo 2. Ebbene, chi negli anni ha pian piano iniziato a bere un pò più di caffè, aumentando di circa una tazza l'introito quotidiano, ha visto scendere il pericolo di diabete dell'11 per cento; chi al contrario ha ridotto il consumo ha visto crescere la probabilità di diabete. C'è di più: il rischio di malattia in chi beveva oltre tre tazze di caffè al giorno è risultato del 37 per cento più basso rispetto a quello di chi si attestava su u...

Quali sono le cause della ritenzione idrica?

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La ritenzione idrica (o più correttamente idrosalina ) è determinata dall'accumulo di acqua e sodio nel tessuto sottocutaneo, tra una cellula e l'altra (spazio interstiziale). Quando il fenomeno assume connotati importanti, in genere, si preferisce parlare di edema (gonfiore); il termine anasarca, invece, è utilizzato per indicare un edema grave diffuso a tutto l'organismo. LE CAUSE . Le cause di ritenzione idrica, che non bisogna confondere con l'ingrassamento, sono numerose le principali sono: Ritenzione idrica alimentare: è legata a una dieta troppo ricca di sodio e quindi all'eccessiva salatura degli alimenti, all'uso frequente di esaltatori di sapidità e al consumo di cibi molto salati (acciughe, salumi, salse, ecc.). L'assunzione di quantità elevate di sodio determina un aumento del volume dei fluidi extracellulari (l'acqua viene richiamata al di fuori delle cellule per osmosi). Ritenzione idrica circolatoria. E' legata alla stasi...

Come si scopre l'intolleranza al lattosio

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C'è chi ci nasce intollerante al lattosio e chi lo diventa. L'intolleranza al lattosio infatti può essere primaria, e manifestarsi già nell'infanzia, o secondaria e transitoria, e insorgere in seguito, per esempio a infezioni oppure a malattie infiammatorie croniche dell'intestino. Esiste poi una rara forma congenita, con gravi manifestazioni sin dalla prima assunzione di latte da parte del neonato, che persiste tutta la vita. "Il problema nasce dalla mancata o ridotta produzione di lattasi , enzima che scinde il lattosio (zucchero contenuto principalmente nel latte e nei suoi derivati), in galattosio e glucosio - spiega Edoardo Savarino, ricercatore al Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell'Università di Padova-. La peculiarità della lattasi è di essere un enzima inducibile, capace cioè di aumentare in rapporto alla stimolazione del suo substrato, cioè del lattosio. Ciò spiega perché, oltre all'intolleranza ...

Sindrome Metabolica

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La sindrome metabolica è caratterizzata dalla presenza di alcuni fattori di rischio. Questi, nel loro insieme, danno luogo a una complessa situazione che aumenta le possibilità di problemi cardiovascolari. La probabilità di sviluppare la sindrome metabolica aumenta con l'età, colpendo soprattutto i soggetti sopra i 60-70 anni, anche se non è infrequente nei più giovani, probabilmente a causa della maggiore diffusione dell'obesità infantile. Si può parlare di sindrome metabolica quando la presenza di un giro vita superiore ai 94 cm e a 80 cm nelle donne si accompagna ad almeno altri 2 fattori di rischio metabolici: Livelli di trigliceridi superiori o uguali a 150 mg/dl Colesterolo Hdl (buono) inferiore a 50 mg/dl negli uomini e a 40 mg/dl nelle donne Pressione arteriosa superiore o uguale a 130/85 mmHg Glicemia a digiuno superiore o uguale a 100 mg/dl Sintomi La maggior parte delle persone con sindrome metabolica no presente particolari sintomi Consegue...

Carote per tenere lontano il tumore alla prostata

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Nuova conferma dell'effetto preventivo dei carotenoidi nei confronti del carcinoma della prostata. Uno studio dell'Università cinese di Zhejiang, pubblicato sull 'European Journal of Nutrition , ha dimostrato che la regolare assunzione di carote (e sottolineiamo di carote, non di integratori a base di carotenoidi) è inversamente proporzionale al rischio di sviluppare questo tumore. Uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile, che rappresenta circa il 15% di tutti i tumori diagnosticati nell'uomo e l'anno scorso ha colpito in Italia 43 mila persone. Tutti i vari caroteonoidi chiamati in causa negli ultimi anni (alfa e beta-carotene, beta-criptoxantina, luteina e licopene) sono risultati dotati di forti proprietà antiossidanti, che li candidano a prevenire lo sviluppo di neoplasie, ma, come aveva indicato già nel 2010 un grande studio dei Cdc (Center for Disease Control) statunitensi (pubblicato su Jama ), l'alfa-carotene sembra quello con mag...

Il rosso delle fragole fa molto bene alla pelle a al cuore

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E' il tempo delle fragole : il loro bel colore, l'inconfondibile aroma, lo scarso apporto calorico ne fanno un frutto molto apprezzato. Ma quali sono i principali pregi delle fragole e quali vantaggi possono offrire per la salute? E' la domanda che si sono posti alcuni ricercatori della Università Politecnica delle Marche (UnivPM), in una revisione degli studi recentemente pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry. Ed ecco i "pregi" trovati: le fragole, oltre a essere una valida fonte di folati , potassio e fibra , si contraddistinguono soprattutto per la ricchezza di vitamina C e flavonoidi , in particolare antocianine alle quali si deve il colore rosso (i flavonoidi sono composti polifenolici), che contribuiscono a spiegarne l'elevata azione antiossidante e anti-infiammatoria . Ed è proprio a questo mix di sostanze che si devono vari effetti benefici per la salute. "La molteplicità dei vantaggi nutrizionali offerti dalle ...

Infiammazione cronica da combattere a tavola

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La dieta mediterranea non finisce mai di trovare conferme. Consigliata come una potente difesa nei confronti delle patologie cardiovascolari (anche perché ricca di preziosi polifenoli), potrebbe aiutarci a scongiurare pure l' infiammazione cronica : uno stato non di "malattia", ma un fattore di rischio per molte patologie croniche degenerative. La scoperta è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori dell'IRCCS Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli, in Molise, una delle regioni italiane in cui la dieta mediterranea è più di "casa". I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista americana di ematologia Blood, provengono da una grandissima ricerca epidemiologica, "Moli-sani", nata per conoscere i fattori ambientali e genetici alla base delle malattie cardiovascolari e dei tumori. Il progetto è partito nel marzo 2005 e ha coinvolto ben 25 mila abitanti della regione. Me che cosa si intende esattamente per " i...